Ci vorrebbe un vocabolario tranquillo

Punter, bull poi voyeur… e si potrebbe continuare. Categorie, si dirà, e allora? Il fatto è che non abbiamo parole per dirlo. Ma sì, in fatto di sesso intendo. Giri di parole, parolacce o, all’opposto, parole da medico.

Che idea le parole straniere. In effetti è geniale. Non hai parole tue? Usa quelle degli altri. Poi, siccome nessuno le capisce bene, puoi dargli il significato che vuoi.

Se dico “cliente” penso al supermercato. Magari alla drogheria di paese, con quel misto di odori di formaggio, mortadella e saponi. Banale, per non dire rivoltante.

Punter è meglio? Andiamo a vedere. Per gli americani è un giocatore che manda la palla (ovale) nella metà campo avversaria. Per gli inglesi è un barcaiolo, uno scommettitore oppure un cliente. Sì, nei due sensi: proprio come lo intendiamo noi. Insomma, cliente o punter, siamo lì.

Prendiamo “voyeur”. Francese. In disuso, il francese, ma sempre elegante. Quant’è lontano da “guardone” che dà l’idea di qualcosa di poco lecito. “Voyeur” invece ha quest’aria raffinata, snob. Ma non è che sotto sotto c’è un po’ di ironia? Insomma vogliamo dire “quello fa tanto il superiore ma, in fin dei conti, gli piace solo guardare”.

Alla fine che volete? Le parole quelle sono. Fatevene una ragione. Mica le decidete voi. A tavolino, intendo. Succede che ad un certo punto tutti cominciano a dire quella certa cosa in quel certo modo. Non potete farci niente.

Ma siamo proprio sicuri? E no! Qualcosa si può fare. Provate. Proviamo a dire certe parole, italiane o no, senza nascondere un mezzo sorriso. Con un po’ di allenamento ci si riesce a pensare che in tanti gusti e comportamenti non c’è niente di male. Non c’é niente di ridicolo.

Lo diciamo tutti che ognuno può fare ed essere ciò che vuole. Che l’unico limite è quello di non fare danno altri. Però nei fatti, certe volte, senza volerlo, ammettiamolo, riusciamo ad essere cattivi.

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